Come al solito evito di parlare in dettaglio di come si è svolta la conferenza e del suo contenuto, dato che sono piuttosto in ritardo e ci sono già molti blog in cui chi non c'era può trovare queste informazioni.
Ritengo che il nostro interlocutore fosse una persona molto preparata e soprattutto dotata dell'esperienza necessaria per parlare del rapporto studente-docente come uno che abbia sperimentato in questo senso (e sono ben pochi). Premesso questo ecco come la penso: scoprire che la didattica non è granchè è scoprire l'acqua calda, ma è inutile lamentarsi con un generico "il professore non sa interessarmi": la materia è quella che è, a meno che non ci sia già uno spiccato interesse innato, è difficile suscitarlo con la lezione. Certo qualora questo accadesse sarebbe solo un bene, ma secondo me non è qualcosa che si può pretendere da un docente, anche perchè dipende dalle sue personali doti di oratore e dal suo "carisma".
Ciò che invece va preteso in quanto corrispondente ai doveri di un insegnante è:
1) la totale padronanza delle informazioni proposte e la loro ineccepibile correttezza (sembra banale ma non è scontato)
2) il proporre una lezione che non sia una semplice versione "audiovisiva" del libro di testo, ma che invece contenga le stesse informazioni (se non di più) espresse con ancora maggior chiarezza, con più rimandi al contesto e collegamenti utili agli argomenti attinenti, senza alcun tratto oscuro o nebuloso
3)l'aggiornarsi ai nuovi mezzi di distribuzione del materiale didattico mettendo a disposizione quelle benedette slide
4) evitare il più possibile la ripetizione di uno stesso argomento, ancor peggio se affrontato da angolazioni diverse non tenenti conto di alcuna visone di insieme
questa mi sembra una solida base di partenza, prima di avventurarsi in azzardati esperimenti con mesi di lezioni monotematiche e lezioni parallele autogestite da studenti.
Tutto il resto, come la calca per le firme, esami tenuti con metodi di giudizio discutibili, il vetrino sparito, la poca collaborazione, non è altro che varia umanità, che anzi da un po' di colore facendo chiaccherare la gente che altrimenti sarebbe molto più annoiata di così.
domenica 27 aprile 2008
mercoledì 23 aprile 2008
Mirabilandia...
Alcune foto sono carine. Altre disgustose. Altre ancora artistiche, oppure insignificanti. Ma solo alcune sono degne di essere chiamate EPICHE...



giovedì 10 aprile 2008
Compito 6
Alla lezione abbiamo assistito tutti, anche se così non fosse basta leggere un qualunque altro blog per capire di cosa si tratta, quindi non mi perderò in introduzioni verbose.
Il poco che so su Don Milani viene dal mio professore di Filosofia del liceo, sentirne parlare me lo ha ricordato intensamente (già per questo ne è valsa la pena)… non mi azzardo a fare nessun paragone, anzi credo che nel bene e nel male il paragone sia del tutto improponibile, tuttavia posso dire di aver vissuto sulla mia pelle cosa voglia dire un’esperienza di insegnamento diverso, alternativo, fuori dai “protocolli”(come li ha chiamati qualcuno). Succedeva più o meno questo: la Filosofia mi veniva spiegata, dopodiché mi era richiesto di studiarla, infine venivo interrogato. Questo non è uno “schema”, ma è una procedura indispensabile senza la quale non c’è insegnamento degno di chiamarsi tale, di filosofia come di qualunque altra materia.
Allora cosa c’era di diverso tra noi e il nostro professore? Non facevamo lezione in giardino, non ci rollavamo canne a vicenda, non facevamo dissertazioni da sala d’aspetto. Facevamo l’ora di Filosofia. Eppure tra classe e professore c’era ( e c’è) un rapporto che non è mai esistito con altri insegnanti, c’erano stima e rispetto reciproci, una vicendevole curiosità, una confidenza tanto intima quanto silenziosa e mai grossolana o fuori luogo. Tutto ciò nulla toglieva allo studio e all’impegno, anzi elevava la qualità generale e moltiplicava l’interesse per la materia.
Credo che un atteggiamento del genere possa valere tanto per la didattica quanto per la professione, in particolare parlando dei medici/clown.
Quando si sente la parola “alternativo” si pensa spesso a qualcosa di qualità inferiore, ad una scusa per trovare una scappatoia al metodo più difficile ma efficace, accademicamente ed universalmente riconosciuto.
Ma se la differenza tra “standard” e “alternativo” sta soltanto nella qualità di un rapporto umano, se un medico preparato ha voglia di mettersi in gioco e di vestirsi da clown per far sorridere i bambini in corsia, che male può fare? Perché non incoraggiarlo?
E’ chiaro che il primo dovere del medico è sapere ciò che fa e farlo bene. Deve curare la gente nel migliore dei modi, questo gli è tassativamente richiesto. Il resto è un di più, se lui è un robot senza sentimenti poco importa, se lo fa solo per soldi pazienza. L’efficienza è tutto ciò che gli serve.
Ma se c’è qualcuno che ha voglia di dare ancora un altro po’ di sé stesso, che non è ancora abbastanza stanco e disgustato dalla vita, che anzi spera ancora di migliorare anche solo un po’ la sua e quella degli altri, perché non incoraggiarlo?
Ben venga “Castellinaria”, andate avanti così, siete forti.
P.s. Io non ho seguito il corteo e nemmeno mi sento adatto ad essere ora né mai un clown di “Castellinaria”. Tuttavia tacciarmi di ipocrisia per questo sentito incoraggiamento sarebbe come minimo rigidità mentale
Il poco che so su Don Milani viene dal mio professore di Filosofia del liceo, sentirne parlare me lo ha ricordato intensamente (già per questo ne è valsa la pena)… non mi azzardo a fare nessun paragone, anzi credo che nel bene e nel male il paragone sia del tutto improponibile, tuttavia posso dire di aver vissuto sulla mia pelle cosa voglia dire un’esperienza di insegnamento diverso, alternativo, fuori dai “protocolli”(come li ha chiamati qualcuno). Succedeva più o meno questo: la Filosofia mi veniva spiegata, dopodiché mi era richiesto di studiarla, infine venivo interrogato. Questo non è uno “schema”, ma è una procedura indispensabile senza la quale non c’è insegnamento degno di chiamarsi tale, di filosofia come di qualunque altra materia.
Allora cosa c’era di diverso tra noi e il nostro professore? Non facevamo lezione in giardino, non ci rollavamo canne a vicenda, non facevamo dissertazioni da sala d’aspetto. Facevamo l’ora di Filosofia. Eppure tra classe e professore c’era ( e c’è) un rapporto che non è mai esistito con altri insegnanti, c’erano stima e rispetto reciproci, una vicendevole curiosità, una confidenza tanto intima quanto silenziosa e mai grossolana o fuori luogo. Tutto ciò nulla toglieva allo studio e all’impegno, anzi elevava la qualità generale e moltiplicava l’interesse per la materia.
Credo che un atteggiamento del genere possa valere tanto per la didattica quanto per la professione, in particolare parlando dei medici/clown.
Quando si sente la parola “alternativo” si pensa spesso a qualcosa di qualità inferiore, ad una scusa per trovare una scappatoia al metodo più difficile ma efficace, accademicamente ed universalmente riconosciuto.
Ma se la differenza tra “standard” e “alternativo” sta soltanto nella qualità di un rapporto umano, se un medico preparato ha voglia di mettersi in gioco e di vestirsi da clown per far sorridere i bambini in corsia, che male può fare? Perché non incoraggiarlo?
E’ chiaro che il primo dovere del medico è sapere ciò che fa e farlo bene. Deve curare la gente nel migliore dei modi, questo gli è tassativamente richiesto. Il resto è un di più, se lui è un robot senza sentimenti poco importa, se lo fa solo per soldi pazienza. L’efficienza è tutto ciò che gli serve.
Ma se c’è qualcuno che ha voglia di dare ancora un altro po’ di sé stesso, che non è ancora abbastanza stanco e disgustato dalla vita, che anzi spera ancora di migliorare anche solo un po’ la sua e quella degli altri, perché non incoraggiarlo?
Ben venga “Castellinaria”, andate avanti così, siete forti.
P.s. Io non ho seguito il corteo e nemmeno mi sento adatto ad essere ora né mai un clown di “Castellinaria”. Tuttavia tacciarmi di ipocrisia per questo sentito incoraggiamento sarebbe come minimo rigidità mentale
martedì 8 aprile 2008
sabato 29 marzo 2008
Searching with PubMed
Ecco qui riportata la mia esperienza con PubMed: la prima cosa che ho cercato è stata “esonucleasi” (in inglese “exonucleases”). Questo perché durante la preparazione di Biologia ho rimpianto un dizionario medico aggiornato e questo enzima mi aveva reso la vita particolarmente difficile, dato che nè Wikipedia né tantomeno il vecchio dizionario cartaceo di mio babbo dicevano granchè. Nonostante la lingua inglese ho trovato il risultato soddisfacente (anche molto approfondito), e mi sono buttato alla ricerca di “paroxetine”, uno psicofarmaco antidepressivo (tranquilli non ne faccio uso, l’ho sentito di recente in una canzone): anche qui risultati molto specifici soprattutto rispetto alla mia attuale preparazione (per fortuna). Ovviamente ora come ora vedo piuttosto “sprecate” le potenzialità di una simile banca dati rispetto all’uso che potrei farne, tuttavia imparare ad usarlo non può far male. Nonostante le mie ricerche fossero dettate dal flusso casuale del mio pensiero (ho cercato addirittura “Galeno”), credo di essere riuscito a farmi un idea dell’uso di questo strumento: una nota positiva è che anche non conoscendo il preciso “spelling” della parola inglese che si sta cercando, PubMed utilizza un efficace sistema di suggerimento che consente di trovare ciò che si cerca anche senza un dizionario sottomano.
mercoledì 26 marzo 2008
Il Forum
Forum (in Roma antica, la piazza principale della città) può riferirsi ad una struttura informatica contenente discussioni e messaggi scritti dagli utenti, i quali sviluppano attorno ad esso una vera e propria comunità virtuale, grazie alla frequentazione abituale. Attualità, sport, politica, hobby, tecnologia, sono temi popolari e ricorrenti, ma ci sono forum per infinità di argomenti diversi. I forum vengono utilizzati anche come strumenti di supporto on line per vari prodotti. Molti forum richiedono la registrazione dell'utente prima di poter inviare messaggi, in alcuni casi anche per poterli leggere. Un forum è diverso da una chat, in quanto la comunicazione non è sincrona, ma bensì i messaggi vengono scritti e letti anche in momenti diversi, e sono organizzati in sezioni a seconda degli argomenti. Gli amministratori sono in genere i gestori di un forum e possiedono l'abilità di modificare, cancellare o spostare qualsiasi messaggio, sono aiutati dai moderatori, i quali hanno lo scopo di mantenere un'atmosfera tranquilla, evitando che le discussioni degenerino e facendo rispettare le regole. La terminologia è fatta di neologismi spesso di origine anglosassone:

Netiquette: regole di comportamento
Nickname: nome utente
Post: messaggio.
Topic: argomento
Thread: discussione
Spam: pubblicità indesiderata
Flame: discussione troppo accesa che può degenerare in insulti ed offese personali.
Off Topic: messaggio non pertinente all'argomento
Nickname: nome utente
Post: messaggio.
Topic: argomento
Thread: discussione
Spam: pubblicità indesiderata
Flame: discussione troppo accesa che può degenerare in insulti ed offese personali.
Off Topic: messaggio non pertinente all'argomento
Ban: sospensione dell'account di un utente

lunedì 17 marzo 2008
Al lettore
La stoltezza, il peccato, l'avarizia, l'errore,
tormentano le nostre anime e i corpi inetti:
e, come i mendicanti nutrono i loro insetti,
noi ci coviamo i nostri cari rimorsi in cuore.
Caparbi nel peccare, vili a pentirci; eppure
le nostre confessioni vendiamo a caro prezzo:
poi, contenti, si torna nel consueto lezzo,
convinti che due lacrime lavino le sozzure.
Satana il Trismegisto sul giacilgio del male
coi suoi lenti incantesimi lo spirito ci culla,
e il metallo del nostro buon volere s'annulla,
svaporando per arte del chimico infernale.
Satana regge i fili che ci muovono, eterno
despota; e noi nel fango cerchiamo gioia e spasso;
e così, senza orrore, ogni giorno d'un passo,
discendiamo tra fetide tenebre dell'Inferno
Come un povero in foia che tutto sbava e strizza
il seno martoriato d'una vecchia sgualdrina,
a volo noi cogliamo l'ebbrezza clandestina
spremendone ogni stilla, come un'arancia vizza.
Stipati e brulicanti, come un groppo d'elminti,
nel cranio ci gavazzano migliaia di demoni,
mentre ad ogni respiro, la Morte nei polmoni
ci scende, fiume occulto, con gemiti indistinti.
Se lo stupro, il pugnale, il tossico, la vampa
non hanno ancora ornato di splendidi ricami
il grigio canovaccio di tanti giorni grami,
è che l'anima nostra, per sua viltà, ne scampa.
Ma fra cagne sciacalli pantere scimmie orbetti
bisce serpi avvoltoi scorpioni, in mezzo ai tanti
mostri grugnenti ululanti striscianti rampicanti
nell'infame serraglio dei nostri vizi abbietti,
uno ve n'è, più laido, più malvagio e immondo,
che senza grandi gesti nè grida il globo intero
ridurrebbe ad un solo, enorme cimitero,
che in un solo sbadiglio inghiottirebbe il mondo:
è il Tedio. L'occhio greve d'un inconscio rovello,
mentre sogna patiboli, fuma un tabacco ambrato.
Tu che leggi, conosci quel mostro delicato,
tu, mio lettore ipocrita, mio simile, fratello.
Ancora una volta non ho trovato la traduzione che mi piaceva ed ho dovuto ribatterla tutta. Ero indeciso se postarla o no, in fondo non è esattamente ciò che uno gradirebbe trovarsi a leggere aprendo un blog a caso.
Anzi, la considero un vero e proprio stupro intellettuale, difficile leggerla e uscirne illibati nella coscienza. Tuttavia a costo di apparire macabro ho deciso di postarla.
L"impresentabilità", la capacità di pescare nel profondo dell'animo umano e di farlo inorridire mostrandogli i risultati di tale ricerca, sono le caratteristiche più affascinanti di Baudelaire.
tormentano le nostre anime e i corpi inetti:
e, come i mendicanti nutrono i loro insetti,
noi ci coviamo i nostri cari rimorsi in cuore.
Caparbi nel peccare, vili a pentirci; eppure
le nostre confessioni vendiamo a caro prezzo:
poi, contenti, si torna nel consueto lezzo,
convinti che due lacrime lavino le sozzure.
Satana il Trismegisto sul giacilgio del male
coi suoi lenti incantesimi lo spirito ci culla,
e il metallo del nostro buon volere s'annulla,
svaporando per arte del chimico infernale.
Satana regge i fili che ci muovono, eterno
despota; e noi nel fango cerchiamo gioia e spasso;
e così, senza orrore, ogni giorno d'un passo,
discendiamo tra fetide tenebre dell'Inferno
Come un povero in foia che tutto sbava e strizza
il seno martoriato d'una vecchia sgualdrina,
a volo noi cogliamo l'ebbrezza clandestina
spremendone ogni stilla, come un'arancia vizza.
Stipati e brulicanti, come un groppo d'elminti,
nel cranio ci gavazzano migliaia di demoni,
mentre ad ogni respiro, la Morte nei polmoni
ci scende, fiume occulto, con gemiti indistinti.
Se lo stupro, il pugnale, il tossico, la vampa
non hanno ancora ornato di splendidi ricami
il grigio canovaccio di tanti giorni grami,
è che l'anima nostra, per sua viltà, ne scampa.
Ma fra cagne sciacalli pantere scimmie orbetti
bisce serpi avvoltoi scorpioni, in mezzo ai tanti
mostri grugnenti ululanti striscianti rampicanti
nell'infame serraglio dei nostri vizi abbietti,
uno ve n'è, più laido, più malvagio e immondo,
che senza grandi gesti nè grida il globo intero
ridurrebbe ad un solo, enorme cimitero,
che in un solo sbadiglio inghiottirebbe il mondo:
è il Tedio. L'occhio greve d'un inconscio rovello,
mentre sogna patiboli, fuma un tabacco ambrato.
Tu che leggi, conosci quel mostro delicato,
tu, mio lettore ipocrita, mio simile, fratello.
Ancora una volta non ho trovato la traduzione che mi piaceva ed ho dovuto ribatterla tutta. Ero indeciso se postarla o no, in fondo non è esattamente ciò che uno gradirebbe trovarsi a leggere aprendo un blog a caso.
Anzi, la considero un vero e proprio stupro intellettuale, difficile leggerla e uscirne illibati nella coscienza. Tuttavia a costo di apparire macabro ho deciso di postarla.
L"impresentabilità", la capacità di pescare nel profondo dell'animo umano e di farlo inorridire mostrandogli i risultati di tale ricerca, sono le caratteristiche più affascinanti di Baudelaire.
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